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NASPI 2026: guida aggiornata per richiedere l’indennità di disoccupazione

360Forma
8 Settembre 2021

La perdita del lavoro può determinare un cambiamento importante nella situazione economica di una persona, soprattutto quando non è già disponibile una nuova opportunità professionale.

Per i lavoratori dipendenti che rimangono involontariamente senza occupazione, la NASpI rappresenta la principale prestazione economica prevista per sostenere il reddito durante il periodo di disoccupazione.

L’indennità viene riconosciuta dall’INPS a chi soddisfa precise condizioni contributive e si trova in una delle situazioni che consentono l’accesso alla prestazione.

Come si richiede la disoccupazione INPS nel 2026 e quali condizioni bisogna rispettare? Oltre a verificare i requisiti iniziali, è importante conoscere le modalità di presentazione della domanda, il sistema utilizzato per calcolare l’importo, la durata della prestazione e gli obblighi che il beneficiario deve rispettare mentre percepisce l’indennità.

Che cos’è la NASpI?

La NASpI, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è una prestazione economica mensile destinata a sostenere determinate categorie di lavoratori subordinati che perdono involontariamente l’occupazione. È stata introdotta dal D.Lgs. 22/2015 e viene gestita dall’INPS.

L’accesso non dipende esclusivamente dalla cessazione del rapporto: il lavoratore deve trovarsi in una condizione tutelata dalla normativa e possedere i requisiti contributivi richiesti.

Bisogna inoltre distinguere la NASpI dalla disoccupazione agricola.

Le due prestazioni non coincidono e seguono discipline differenti per destinatari, requisiti e modalità di erogazione. Dal 2022 la tutela NASpI è stata tuttavia estesa anche ad alcune categorie di lavoratori agricoli a tempo indeterminato espressamente individuate dalla normativa.

A chi spetta la disoccupazione?

La NASpI è rivolta principalmente ai lavoratori subordinati che diventano disoccupati per ragioni indipendenti dalla propria volontà. Non è quindi sufficiente essere privi di un’occupazione: bisogna valutare in che modo è terminato il precedente rapporto di lavoro.

Tra i potenziali beneficiari, purché siano soddisfatte tutte le altre condizioni, rientrano ad esempio gli apprendisti, i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni, i soci lavoratori di cooperative con rapporto subordinato e il personale artistico assunto con un rapporto di lavoro subordinato.

Esistono poi circostanze nelle quali la NASpI può essere riconosciuta nonostante la cessazione non derivi da un normale licenziamento. È il caso, ad esempio, delle dimissioni per giusta causa e delle ulteriori ipotesi espressamente tutelate dalla normativa.

Anche un licenziamento di natura disciplinare può consentire l’accesso all’indennità, se il lavoratore possiede gli altri requisiti richiesti.

Un’attenzione particolare va riservata alle cosiddette dimissioni per fatti concludenti, introdotte nella disciplina più recente. In presenza delle condizioni previste dalla legge, un’assenza ingiustificata prolungata può portare alla risoluzione del rapporto per volontà del lavoratore, con conseguente impossibilità di accedere alla NASpI per quella cessazione. La situazione è differente quando il datore di lavoro decide invece di procedere con un licenziamento disciplinare.

Sono escluse dalla NASpI alcune categorie di lavoratori, come i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni e i soggetti per i quali opera una diversa forma di tutela contro la disoccupazione.

Quali sono i requisiti per ottenere la NASpI nel 2026?

Per verificare i requisiti della NASpI nel 2026 bisogna innanzitutto considerare la causa che ha determinato la perdita dell’impiego e la posizione contributiva del lavoratore.

In via ordinaria, è necessario trovarsi in stato di disoccupazione a seguito della perdita involontaria dell’occupazione e poter contare su almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Rispetto alla disciplina applicata in passato c’è una differenza importante: non bisogna più dimostrare di aver svolto almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti. Questo requisito è stato eliminato per gli eventi di disoccupazione verificatisi a partire dal 1° gennaio 2022.

Il nuovo requisito contributivo in caso di precedenti dimissioni

Dal 2025 è necessario effettuare un controllo aggiuntivo quando, prima della perdita involontaria dell’ultimo lavoro, il lavoratore aveva scelto di interrompere volontariamente un precedente rapporto a tempo indeterminato.

Se questa cessazione volontaria è avvenuta nei 12 mesi precedenti l’evento di disoccupazione per il quale viene richiesta la NASpI, per accedere alla prestazione devono risultare almeno 13 settimane di contribuzione maturate tra i due eventi.

Un esempio aiuta a comprenderne la funzione. Un lavoratore potrebbe dimettersi da un contratto a tempo indeterminato, iniziare successivamente un nuovo lavoro e perdere quest’ultimo involontariamente. Se tra le dimissioni dal primo impiego e la successiva cessazione non sono state maturate le settimane contributive richieste, l’accesso alla NASpI può essere precluso.

Questa condizione aggiuntiva riguarda il diritto alla prestazione in questa specifica situazione e non cambia, invece, i criteri generali utilizzati per determinarne durata e importo.

Come e dove richiedere la disoccupazione?

La richiesta deve essere inoltrata all’INPS utilizzando i canali previsti dall’Istituto. La domanda NASpI può essere presentata online, attraverso il servizio telematico dedicato, oppure con l’assistenza di un patronato. Rimane disponibile anche il Contact Center INPS.

Non è possibile presentare la richiesta prima della conclusione del rapporto di lavoro. In via generale, il termine da rispettare è di 68 giorni dalla cessazione, fermo restando che per determinate situazioni la decorrenza dei termini segue regole specifiche.

Anche il momento nel quale viene trasmessa la richiesta può incidere sulla decorrenza economica dell’indennità. Quando la domanda viene presentata entro gli otto giorni successivi alla cessazione, la prestazione decorre generalmente dall’ottavo giorno. Se l’invio avviene più tardi, ma comunque entro il termine previsto, normalmente la NASpI parte dal giorno successivo alla presentazione.

Per maternità, malattia, infortunio, mancato preavviso e altre situazioni particolari è necessario considerare le specifiche regole previste per il calcolo dei termini e della decorrenza.

Cosa succede dopo la domanda: DID e piattaforma SIISL

La richiesta della NASpI non serve soltanto ad avviare il procedimento per ottenere il sostegno economico. La presentazione della domanda ha valore anche come Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID), necessaria per avviare il percorso finalizzato alla ricerca di una nuova occupazione.

Un’altra novità ormai pienamente operativa riguarda il SIISL, Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa. Dal 24 novembre 2024 i beneficiari di NASpI e DIS-COLL vengono iscritti d’ufficio alla piattaforma.

Dopo l’accoglimento della domanda, il beneficiario è quindi coinvolto in un percorso che comprende anche gli adempimenti connessi alle politiche attive del lavoro. Attraverso il SIISL può completare o aggiornare il curriculum e gestire gli ulteriori passaggi previsti, tra cui il Patto di Attivazione Digitale, mentre il percorso di reinserimento prosegue attraverso i servizi per il lavoro competenti.

L’indennità va quindi considerata insieme agli obblighi finalizzati al reinserimento professionale: il sostegno al reddito e la ricerca di una nuova occupazione sono due componenti dello stesso sistema.

Quali documenti servono per richiedere la NASpI?

Con la digitalizzazione della procedura è cambiato anche il modo di preparare la richiesta. Non è più corretto, ad esempio, indicare il vecchio modulo SR156 come documento indispensabile per presentare la NASpI.

Chi utilizza direttamente il servizio INPS deve poter accedere alla propria area personale con uno degli strumenti di identificazione ammessi e fornire le informazioni richieste durante la compilazione.

Prima di iniziare è comunque consigliabile avere a disposizione i dati relativi all’ultimo rapporto di lavoro e alla sua cessazione, oltre alle informazioni personali e a quelle necessarie per ricevere il pagamento.

Se si sceglie l’accredito su conto corrente, occorre comunicare un IBAN riferito a un conto intestato o cointestato al beneficiario, secondo le condizioni previste dall’INPS.

Ulteriori informazioni possono essere necessarie quando la situazione lavorativa del richiedente presenta caratteristiche particolari.

Chi svolge un’attività autonoma, è iscritto alla Gestione Separata, possiede una partita IVA o percepisce altri redditi da lavoro deve verificare attentamente gli obblighi dichiarativi previsti, soprattutto in relazione al reddito presunto.

Come viene calcolata la NASpI?

Per effettuare il calcolo della NASpI, l’INPS considera la retribuzione imponibile ai fini previdenziali relativa al periodo utile degli ultimi quattro anni e le settimane contributive presenti nello stesso arco temporale.

Da questi dati viene ricavata una retribuzione media mensile sulla quale applicare i criteri previsti per determinare l’indennità.

Quando la retribuzione media ottenuta dal calcolo non supera il valore di riferimento fissato per l’anno, la prestazione è pari al 75% di tale retribuzione. Se invece il valore medio è superiore alla soglia annuale, al 75% della soglia viene aggiunta una quota pari al 25% della differenza tra la retribuzione media e il valore di riferimento.

Esiste comunque un limite massimo mensile che la prestazione non può superare, anch’esso aggiornato annualmente.

Qual è l’importo massimo della NASpI nel 2026?

Per le prestazioni relative al 2026, la soglia di retribuzione mensile utilizzata nel meccanismo di calcolo è pari a 1.456,72 euro.

L’importo massimo della NASpI nel 2026 è invece fissato a 1.584,70 euro mensili. Il massimale rappresenta il tetto della prestazione: anche quando la precedente retribuzione del lavoratore porterebbe matematicamente a un’indennità superiore, non è possibile oltrepassare questo importo.

Bisogna poi considerare che la cifra riconosciuta all’inizio non rimane necessariamente invariata per tutta la durata della prestazione. È prevista una riduzione del 3% per ciascun mese a partire dal sesto mese di fruizione.

Per i beneficiari che hanno già compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda, l’applicazione della riduzione viene invece posticipata all’ottavo mese.

Quanto dura la NASpI?

Non esiste una durata della NASpI identica per tutti i beneficiari, perché il periodo di erogazione viene determinato sulla base della contribuzione maturata dal singolo lavoratore.

La regola generale riconosce la prestazione per un numero di settimane corrispondente alla metà delle settimane contributive presenti nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione.

Nel conteggio bisogna però tenere conto anche delle eventuali precedenti prestazioni: i periodi contributivi che sono già stati utilizzati per ottenere altre indennità di disoccupazione non vengono considerati nuovamente ai fini della durata.

È utile, quindi, non confondere questo calcolo con quello dell’importo mensile. La contribuzione determina principalmente per quanto tempo si può ricevere l’indennità, mentre la precedente retribuzione imponibile è alla base della determinazione della somma spettante.

NASpI e lavoro part time: si può ricevere l’indennità?

Perdere un lavoro non significa necessariamente rimanere completamente senza occupazione. Può accadere, ad esempio, che una persona abbia contemporaneamente due rapporti part time e che soltanto uno dei due venga a cessare.

In determinate condizioni, NASpI e lavoro part time possono essere compatibili. Il lavoratore che perde involontariamente uno dei rapporti può avere diritto alla prestazione pur continuando a svolgere l’altra attività, purché siano rispettate le condizioni previste, comprese quelle relative al reddito.

In questa situazione assume particolare importanza la comunicazione all’INPS del reddito annuo che si prevede di ottenere dal rapporto rimasto attivo. Il dato deve essere comunicato secondo le modalità e nei termini stabiliti, anche nelle ipotesi in cui il reddito presunto da dichiarare sia pari a zero.

Quando la prosecuzione dell’attività lavorativa è compatibile con la prestazione, l’importo della NASpI viene rideterminato tenendo conto del reddito previsto.

Proprio perché la situazione cambia in funzione del tipo di rapporto, della sua durata e del reddito, chi continua o avvia un’attività lavorativa mentre riceve la NASpI deve verificare tempestivamente quali comunicazioni trasmettere all’Istituto.

Quando si perde la NASpI? I casi di decadenza

Il riconoscimento iniziale della prestazione non garantisce automaticamente che questa venga corrisposta fino alla data originariamente prevista. Durante il periodo di disoccupazione possono infatti verificarsi circostanze che determinano la sospensione, la riduzione oppure la decadenza dalla NASpI.

Uno dei casi da tenere sotto controllo riguarda l’avvio di una nuova attività lavorativa. A seconda della tipologia e della durata del rapporto, nonché del reddito percepito, possono prodursi conseguenze differenti sulla prestazione. Anche la mancata comunicazione all’INPS delle informazioni richieste può determinare la perdita del beneficio nei casi previsti.

La decadenza può inoltre intervenire quando vengono raggiunti i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata. Regole specifiche riguardano anche l’eventuale diritto all’assegno ordinario di invalidità e la scelta tra le prestazioni quando non risultano cumulabili.

A questi aspetti si aggiungono gli obblighi collegati alle politiche attive del lavoro. Il beneficiario deve partecipare, quando previsto, alle iniziative connesse al proprio percorso di reinserimento professionale. Le conseguenze previste dalla normativa sono collegate al mancato rispetto degli obblighi senza un motivo giustificato.

È però importante distinguere queste situazioni dagli eventuali problemi tecnici della piattaforma SIISL. Un malfunzionamento informatico o una difficoltà tecnica nella gestione degli adempimenti digitali non comportano automaticamente la perdita della NASpI.

NASpI 2026: perché è importante controllare requisiti, scadenze e comunicazioni

La gestione della NASpI non termina con la compilazione della domanda. Già prima dell’invio è necessario verificare la causa della cessazione del rapporto e la contribuzione maturata; dopo l’accoglimento, invece, occorre rispettare gli eventuali obblighi di comunicazione e partecipare alle iniziative previste per il reinserimento lavorativo.

Le modifiche introdotte negli ultimi anni rendono ancora più importante utilizzare informazioni aggiornate. Nel 2026, ad esempio, bisogna considerare sia il requisito aggiuntivo previsto in determinate situazioni nelle quali una precedente occupazione a tempo indeterminato è terminata per dimissioni, sia il nuovo sistema di attivazione dei beneficiari attraverso il SIISL.

Conoscere in anticipo i requisiti necessari per ottenere la NASpI, il sistema utilizzato per calcolarla, la sua durata e le condizioni che possono determinare la decadenza consente al lavoratore di gestire correttamente l’indennità e, soprattutto, di evitare errori o omissioni durante il periodo nel quale cerca una nuova occupazione.

360Forma, in qualità di Agenzia per il Lavoro, affianca i candidati nella ricerca di nuove opportunità professionali e collabora con aziende del territorio per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Chi desidera approfondire i servizi disponibili per la ricerca di un’occupazione in Italia o all’estero può consultare la sezione dedicata ai servizi dell’Agenzia per il Lavoro.