Quando si parla di formazione continua, uno dei dubbi più comuni tra i professionisti riguarda la reale differenza tra i vari tipi di CFP. Non tutti i crediti, infatti, hanno lo stesso valore né rispondono alle stesse logiche.
Capire quali corsi permettono di ottenere crediti deontologici e quali invece rientrano nella formazione tecnica è fondamentale per evitare errori che, nel tempo, possono diventare anche problematici. Il rischio più frequente? Accumulare crediti che non soddisfano gli obblighi previsti e accorgersene troppo tardi.
I Crediti Formativi Professionali (CFP) rappresentano l’unità di misura dell’aggiornamento obbligatorio, ma dietro questa sigla si nasconde un sistema articolato, fatto di categorie diverse che vanno gestite con attenzione.
Crediti deontologici e ordinistici: perché non sono intercambiabili
I crediti deontologici – spesso definiti anche ordinistici – hanno una funzione ben precisa: garantire che il professionista non sia aggiornato solo dal punto di vista tecnico, ma anche sotto il profilo etico, normativo e istituzionale.
Questo significa che non basta essere competenti nel proprio ambito operativo. È necessario conoscere le regole della professione, le responsabilità, i principi che guidano l’attività quotidiana e il rapporto con clienti, enti e colleghi.
Proprio per questo motivo, nella maggior parte degli ordinamenti professionali, questi crediti sono obbligatori e devono essere acquisiti in una quantità minima nel triennio. Non possono essere sostituiti con corsi tecnici, anche se altamente specialistici.
Un caso interessante è quello dei crediti legati alla previdenza: spesso rientrano nell’area deontologica, ma con limiti precisi. Sono utili per completare il proprio percorso formativo, ma raramente coprono da soli il fabbisogno richiesto.
I crediti ordinistici sono molto vicini ai crediti deontologici e, in molti casi, coincidono o si sovrappongono.
Riguardano infatti tutto ciò che è legato al funzionamento dell’Ordine e alla struttura della professione, come:
- organizzazione degli Ordini professionali;
- regolamenti interni;
- diritti e doveri degli iscritti;
- funzionamento degli organismi di controllo.
In molti casi, i crediti ordinistici vengono inclusi all’interno della macro-categoria dei crediti deontologici, ma è utile distinguerli perché aiutano il professionista a orientarsi nel sistema in cui opera.
La differenza sta nel focus: mentre i crediti deontologici riguardano i principi etici, quelli ordinistici sono legati più direttamente al funzionamento.
Corsi tecnici: aggiornarsi per restare competitivi
Se i crediti deontologici rappresentano la base “normativa” della professione, i crediti tecnici sono il cuore dell’aggiornamento professionale.
Sono quelli che permettono di restare al passo con:
- evoluzioni normative
- nuove tecnologie
- strumenti operativi
- metodologie di lavoro
A differenza dei crediti deontologici, questi non sono vincolati a un contenuto specifico, ma devono essere coerenti con l’attività svolta.
Rientrano nella categoria dei crediti tecnici, ad esempio, i corsi su:
- aggiornamenti normativi tecnici (come nuove disposizioni edilizie, impiantistiche o di sicurezza);
- utilizzo di software professionali (BIM, progettazione, modellazione, gestione cantieri);
- innovazioni tecnologiche e materiali;
- metodologie progettuali e strumenti operativi;
- ambiti specialistici della propria professione.
Questi corsi sono quelli che permettono di restare competitivi e aggiornati. Non a caso, rappresentano la parte più consistente dei CFP richiesti nel triennio.
Accanto ai corsi veri e propri, fanno parte dell’aggiornamento tecnico anche seminari, workshop e webinar, purché accreditati. In molti casi, soprattutto negli ultimi anni, questi percorsi sono disponibili anche in modalità digitale, rendendo più semplice conciliare formazione e lavoro.
Ci sono poi i corsi “obbligatori per legge”, come quelli legati alla sicurezza o alla prevenzione incendi. Anche questi rientrano nei crediti tecnici, ma seguono regole autonome: hanno scadenze precise e devono essere aggiornati periodicamente per poter continuare a svolgere determinate attività professionali.
In sintesi, i corsi tecnici rappresentano la parte più concreta della formazione continua: quella che incide direttamente sul lavoro quotidiano e sulla capacità di restare competitivi..
Non tutti i CFP sono uguali: formale, non formale e informale
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il modo in cui i crediti vengono acquisiti.
La formazione può infatti essere:
- formale, quando avviene in contesti strutturati come università o master;
- non formale, cioè attraverso corsi, seminari e webinar accreditati;
- informale, quando deriva dall’esperienza professionale, da pubblicazioni o da attività riconosciute tramite autocertificazione.
Questa distinzione non è solo teorica. Incide direttamente sul numero di crediti ottenibili e sulle modalità di riconoscimento.
Ad esempio, la formazione non formale rappresenta oggi la modalità più utilizzata, perché permette di acquisire CFP in modo flessibile. La formazione informale, invece, è spesso soggetta a limiti e richiede una gestione più attenta, proprio perché non deriva da un percorso strutturato.
Come verificare che il corso valga per i CFP
Uno degli errori più frequenti è dare per scontato che qualsiasi corso sia valido ai fini dei CFP. In realtà, non è così.
Affinché un’attività formativa sia riconosciuta, deve rispettare criteri precisi: essere erogata da un ente accreditato, riportare chiaramente il numero di crediti riconosciuti e seguire le linee guida stabilite dall’Ordine o dal Consiglio Nazionale.
Per questo motivo, prima di iscriversi, è sempre consigliabile verificare:
- l’accreditamento del corso
- la presenza dei CFP indicati
- la conformità della modalità formativa
In molti casi, è possibile controllare direttamente attraverso i portali ufficiali o verificare i crediti una volta acquisiti nella propria area personale.
Conseguenze del mancato aggiornamento dei CFP
Trascurare la formazione continua non è solo una questione burocratica. Non raggiungere il numero di CFP richiesti può avere conseguenze concrete.
Dal punto di vista disciplinare, si possono ricevere richiami o sanzioni da parte dell’Ordine. Ma c’è anche un aspetto più ampio da considerare: la perdita di aggiornamento.
In un mercato sempre più competitivo, non investire nella formazione significa rischiare di restare indietro, sia in termini di competenze sia di opportunità professionali.
Conclusione
Gestire correttamente i CFP significa andare oltre l’obbligo e iniziare a vedere la formazione come parte integrante della propria attività.
I crediti deontologici garantiscono il rispetto delle regole e dell’etica professionale. I crediti tecnici, invece, permettono di crescere, aggiornarsi e restare competitivi.
La vera differenza, oggi, non sta nel numero di crediti accumulati, ma nella capacità di scegliere percorsi formativi coerenti, validi e utili nel lungo periodo.